Oggi a Genova 

Università, la denuncia: dipendente colpito durante l’occupazione del rettorato

Il ministro Bernini esprime solidarietà al lavoratore e annuncia tolleranza zero sui danni. Condanne da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati: «Diritto allo studio negato»

Sale la tensione all’Università di Genova, dove un dipendente tecnico-amministrativo è stato colpito mentre tentava di entrare nel rettorato di via Balbi 5, ancora occupato dagli studenti. L’ateneo ha denunciato anche episodi di vandalismo, con scritte offensive e imbrattamenti all’interno degli edifici.

Il ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha chiesto al rettore Federico Delfino aggiornamenti sulle condizioni del lavoratore, trasmettendo solidarietà e vicinanza. «Il dipendente – hanno fatto sapere dal Mur – è stato colpito solo per aver voluto svolgere il proprio dovere». Il ministero, una volta accertate le responsabilità da parte di forze dell’ordine e magistratura, chiederà il rimborso dei danni.

La politica ha reagito con fermezza. In consiglio comunale, il gruppo di Fratelli d’Italia ha espresso «solidarietà al rettore e condanna di ogni forma di violenza», accusando la sinistra di replicare «logiche di ostruzionismo che bloccano le istituzioni invece di costruire soluzioni concrete».

Durissimo anche il giudizio della Lega: «Unige sotto attacco – affermano i consiglieri regionali Sara Foscolo, Alessio Piana e Armando Biasi – bloccate le attività universitarie, negato il diritto allo studio, esposti manifesti con il ministro Bernini e il rettore Delfino raffigurati come bersagli. Basta odio e violenza, i nostri atenei non possono diventare teatri di intimidazioni».

Sulla stessa linea la deputata di Noi Moderati, Ilaria Cavo, che denuncia «la mancanza di una condanna unanime» e ricorda l’articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti. Aule chiuse e occupazioni impediscono il diritto allo studio. Manifestare è legittimo, ma la libertà non può mai calpestare quella altrui. Le immagini della premier Meloni, del ministro Bernini e del rettore Delfino usate come bersagli sono inaccettabili».

Il clima resta incandescente: da un lato gli studenti che rivendicano le ragioni della protesta, dall’altro istituzioni e politica che parlano di attacco alle regole democratiche e chiedono compattezza nella condanna degli episodi violenti.


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